Per non dimenticare
Il 27 gennaio 1945 vengono abbattuti i cancelli di Auschwitz: noi dal 2000 lo chiamiamo il Giorno della Memoria. Per centinaia e centinaia di persone quello è stato il giorno della Liberazione, della fuga dal male che i loro simili gli stavano infliggendo. Non mi sento di avere strumenti né conoscenze tali da potermi permettere di trattare l’argomento dal punto di vista storico o tecnico, ma credo sia naturale e positivo interrogarsi sui fatti della vita e crearsi un’opinione personale di ogni cosa.
Lo sterminio da parte dei nazisti di così tanta gente, sia essa ebrea, polacca, omosessuale, zingara, di altra partizione politica o semplicemente ribelle, non trova giustificazione, e credo che nessuno ne troverà mai una oggettivamente accettabile. Quello che mi chiedo è come può un uomo fare gratuitamente violenza ad altri? Come fa a ritenerla accettabile o addirittura necessaria?
Dal momento della deportazione di più di 10 milioni di persone nei campi di concentramento altrettante vite sono state annullate. Credo che la paura umana di morire, di affrontare l’ignoto, celi dietro il suo manto opaco anche il desiderio di non vedere mai svanire la propria traccia sulla terra, di sapere che si è esistiti per aver potuto lasciare un pezzo di se stessi in una piccola fetta di mondo. A milioni di persone questa ambizione è stata strappata con la forza mentre era ancora in vita e penso che questo sia peggio della morte. Simbolicamente i nazisti gli fecero tagliare i capelli, abbandonare le cose di valore, gli tolsero i figli, i mariti e le mogli, la quotidianità e i nomi, poi con abusi fisici e psicologici anche la loro identità carnale, li cancellarono dalla terra etichettandoli con dei numeri, che coloro che sono rimasti sentono ancora bruciare sulla propria pelle.
Sul tema dell’olocausto, o meglio, della Shoah, della “distruzione”, sono state versate tante parole, ne sono state scritte altrettante, probabilmente anche simili o sicuramente più sentite delle mie.
Eppure c’è la necessità che le nuove generazioni sappiano, che siano educate dalle famiglie e poi dalle scuole ad imparare che il mondo è bello perché è vario, che sembra una frase fatta e soprattutto semplice, ma che invece molti non sanno accettare.
I razzisti si rifiutano di accendere la luce per vedere, ma poi hanno paura del buio. Temono le persone delle altre razze, le considerano inferiori…. ma qual è il vero termine di paragone?
C’è tanta rabbia dentro di me, quando guardo dei film o leggo dei libri che portano testimonianze ed immagini riguardo questo tema, rabbia d’impotenza per il fatto che ancora oggi sento arrivare alle mie orecchie voci e sussurri di persone che ritengono sia stato giusto così, che anche quel genocidio aveva un senso.
Bisogna ricordare, ricordare per non cadere negli stessi errori, per fare in modo che gli uomini e cittadini del domani non diano conto al colore della pelle o alle scelte personali, se queste non intaccano il quieto vivere, ma soltanto a quello che ogni individuo porta dentro di sé.
Il Giorno della Memoria non deve mai essere cancellato. Non devono mai essere dimenticati tutti i soprusi che l’Uomo, l’essere più incredibile e allo stesso tempo temibile, ha fatto all’Uomo stesso.
Emanuela Stoduto






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