Ne vogliamo parlare?
“Diversità-normalità” il tema sensibile del Parlamento dei Giovani
“Diversamente Unici”, un tema impegnativo, sul quale il Parlamento dei Giovani ha voluto confrontarsi nella terza assemblea plenaria nell’Aula del Consiglio regionale, a Bari. Una giornata fortemente motivata, all’insegna dell’incontro tra “diversità”.
“Non sono diversa, sono gli altri a farmi sentire così”. Anita Pallara è barese, ha 22 anni, è “legata” ad una carrozzina elettrica e ad un respiratore nelle ore notturne, sembra più piccola della sua età ma è grande la maturità con cui si è proposta alle ragazze e ragazzi di poco più giovani. È affetta da una patologia genetica neuromuscolare, una SLA che colpisce in età pediatrica. La sua è la più lieve delle tre forme che si possono contrarre. “Davanti alla mia malattia, la mia stupenda famiglia ha avuto un momento di sconforto, poi si è rimboccata le maniche e mi ha cresciuto come tutti gli altri bambini, ora come una ragazza normale. Ma esiste la normalità?”.
Anita ha parlato della sua “diversità-normalità” dopo un breve saluto presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, che si è soffermato sul significato delle celebrazioni dell’unità nazionale ed ha concluso invitando i giovani parlamentari a produrre una buona proposta di legge sul tema scelto quest’anno.
Nella seduta, aperta come di rito dall’Inno di Mameli cantato dai “giovani onorevoli” e condotta dal presidente Fabrizio Camera, con la collaborazione del vice Cristian Anelli, Anita ha conquistato l’attenzione generale, parlando delle nuove generazioni e apprezzando la loro “apertura” nei confronti dei disabili, perché i giovani, a differenza di gente più adulta, non la apostrofano come “poverina” quando la incrociano per strada – cosa che la fa “arrabbiare molto” – ma sono più disposti a trattarla “senza barriere”.
“Non sono io diversa. Sono gli altri a farmi sentire tale”, la sua conclusione E le domande sono state numerose, dalle difficoltà che ha incontrato a scuola, a cosa potrebbero fare i giovani parlamentari, nel concreto, perché per i disabili ci possano essere sempre meno disagi. Chiare ed esaurienti le risposte di Anita, segnate anche da un po’ di amarezza nei confronti della “mentalità cattolica”, che secondo lei ha “sempre suggerito un’immagine dei disabili come persone per cui provare pena, da compatire, inutili alla società”.
A seguire, funzionari del SAP, il sindacato autonomo di Polizia, hanno anticipato un progetto di formazione alla legalità nella scuola che vedrà la collaborazione del Parlamento dei giovani. La parola poi a don Giuseppe Colavero, presidente dell’Agimi (L’alba), associazione che si occupa di scambi interculturali tra Italiani e Albanesi.
Raccontando numerosi episodi, ha lasciato capire quanto lavoro sia stato realizzato nel corso del progetto, quanto si sia lottato affinché gli albanesi in Italia non vengano etichettati come “criminali”. Al contrario, sono persone così aperte, ha detto, che nel loro Paese sono riusciti a stabilire una convivenza pacifica tra musulmani e ortodossi. Venuto a “provocare” positivamente i giovani interlocutori, ha sostenuto che “l’Italia ha bisogno del ‘vostro’ contributo per diventare un’Italia del 2020, 2050, per non restare un’Italia del 1950”.
Ha presentato Said, immigrato afgano diciottenne, trasferito in Iran con la propria famiglia, che ha raccolto i soldi necessari (5300 euro) per consentire ad almeno uno di loro di passare in Turchia, poi in Grecia per arrivare finalmente in Italia, dove avrebbe potuto imparare la lingua e integrarsi. Timido, impacciato, non ha risposto a nessuna domande né pronunciato parola, se non nell’orecchio del sacerdote, che lo ha giustificato dicendo che non è ancora in grado di parlare bene l’italiano. Don Giuseppe ha soddisfatto tutte le richieste, rispondendo con racconti di esperienze fatte.
Sono stati incontri utili per il lavoro che il Consiglio dei Giovani pugliesi continuerà a svolgere, in un clima di forte di partecipazione da parte dei parlamentari, che hanno sostenuto il “peso” di tematiche importanti con evidente coinvolgimento, cosa che, purtroppo, non sempre si verifica nelle scuole, a causa della scarsa partecipazione di molti studenti.
Il lavoro delle tre commissioni va avanti, intanto, con l’impegno di tutti i componenti a presentare valide proposte di legge. (xda.b)
Articolo presentato in occasione del concorso del Nuovo Quotidiano di Puglia “Scrivi la tua prima pagina”, per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia.
di A. Ricci
Il tutto è inquadrato nell’ambito della finzione narrativa: (questo dovrebbe essere un ipotetico fondo pubblicato in un giornale leccese in data 17-03-1861)
Sessantadue anni fa, un anno prima che questo secolo in cui viviamo si presentasse alla Storia, con tutto il suo seguito di eroi e stravolgimenti, già Lecce vedeva fronteggiarsi nella sua piazza la statua del santo patrono contro il fiero albero della libertà napoleonica, eretto dai giacobini in festa e inneggianti alla rivoluzione.
Vita breve fu quella della povera pianta, giacché, dopo un sol giorno, caddero abbattuti i suoi rami ed il berretto frigio che li coronava, insieme all’impetuoso coraggio di non pochi nostri conterranei (basti il nome di Oronzo Massa a simbolo di tutti). Vita breve, ma feconda: nei cuori di molti i suoi semi attecchirono, sparsi per le vie del Salento o anche diffusi dalle correnti del nostro Idume (il cui nome, per anni, non fu solo quello di un rivo). Non vi era paese o villaggio del Salento senza il proprio circolo clandestino, dagli Edeniti ai Calderari, alle stesse sette dell’Idume: in essi poterono germogliare i valori di una patria libera e unita.
Ma, anche dopo la repressione delle sette segrete e delle nostre carbonerie, ecco, ancora non appassirono i virgulti sbocciati, anzi: ecco giungere il Valentini ed il Pontaro, pronti ad introdurre nella nostra terra le idee mazziniane della Giovane Italia e a raccogliere intorno ad essa, lungi dall’estinguersi, lo spirito dei patrioti; ecco giungere Bonaventura Mazzarella ed il Castromediano, con i loro Circoli Patriottici Salentini. Ecco giungere il ’48: e fu quella l’estate in cui parve a tutti di essere sanculotti, di poter cacciar via i Borboni, di potersi proclamare liberi, e liberi di unirsi ad un’Italia libera, o da liberare.
Le cose cambiarono, e cambiarono ancora: ed è infine giunto questo 1861, con la nascita, appena annunciata, del Regno d’Italia, e la conferma che l’anelito di unione, infuso in noi e nei nostri conterranei da quei semi di libertà, non è stato infruttuoso, ed ha anzi garantito alla nostra terra tutta la dignità di chi ha combattuto strenuamente per la patria. Il sacrificio dei nostri giovani più valorosi (fra cui lo stesso Valentini, morente nelle carceri di questa città, fra le braccia del duca Sigismondo), i lunghi anni di prigionia e le ardite peripezie di eroi come lo stesso Sigismondo Castromediano, che or ora ha il privilegio e la responsabilità di sedere in quell’aula regia a Torino, la forza impetuosa di donne come le sorelle De Pace, l’impegno civile di tutti i nostri conterranei che meno palesemente offrirono il loro pur prezioso contributo sono divenuti tasselli insostituibili della nostra storia e della nostra nuova patria, e perpetua dovrà essere la loro gloriosa memoria.
Ciò nondimeno, non siamo esenti dal chiederci se sia davvero questa la patria per cui lottarono, loro e noi stessi. Le perplessità non si sono fatte attendere: la stessa decisione del re di mantenere nel suo nome la continuità con linea ereditaria del Regno di Sardegna (avremo un Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia –la contraddizione è palese) getta una luce sempre più sospetta su questa Italia neonata, che non può assolutamente ridursi a mera acquisizione territoriale da parte di una preesistente monarchia. L’Italia è l’Italia, e non certo si ridurrà a vassalla di una sua regione: Lecce, così come Napoli, Firenze o la Lombardia non saranno mai una colonia di Torino, cosicché la paura del collasso di un’unità appena raggiunta non può impedire a Cavour ed al parlamento di chiudere gli occhi sull’effettiva eterogeneità sociale, economica e soprattutto culturale delle policromatiche realtà della penisola. Oltretutto, non sembra questa la giusta maniera per affrontare uno dei problemi che si pone sin dalle origini dei moti unitari, e cioè quello della comunque ridotta partecipazione delle masse popolari, in ogni parte della penisola. Lungi dal porre orecchio a Cattaneo, il cammino verso la centralizzazione avanza, e ci si chiede con quali criteri i poteri della periferia saranno delegati alla capitale –e alla sua burocrazia. Ed in particolare a noi, trampolino sul Mediterraneo ed estrema cerniera fra popoli, la questione è particolarmente a cuore.
Per quanto lecito ed umano sia, in un tal frangente, abbandonarsi alla retorica celebrativa (e per quanto dovutamente, nel nostro giornale, si riterrà di riservare ad essa il debito spazio), pure non possiamo chiudere gli occhi dinanzi a codeste palesi imperfezioni, quando non vere e proprie prevaricazioni, attuate da Torino.
Viva l’Italia unita, dunque. Ma questa non si presenta come l’Unità che sempre l’Italia ha voluto. Il corso di queste scelte già appare irrefrenabile, e sbagliato. E vien da dubitare che, in un prossimo o remoto futuro, gli eredi cui lasciamo questa penisola meravigliosa, frutto del nostro sangue, della nostra gioventù, dell’impeto valoroso di chi ha voluto una patria unita, avranno ancora da fronteggiare gli irrisolti problemi che ora rifiutiamo di vedere. E chissà che qualcuno, millantando di risolverli, non badi unicamente, come sempre è avvenuto, a “risolvere” gli introiti dei propri interessi.
Noi ci proviamo con “diversamente unici” – Un altro volto della politica
di Daria Bucci.
Spesso, tra giovani (e non), a considerare la parola “politica” il pensiero va direttamente ai politici, ai partiti, alle opposizioni, agli scandali. Quando qualcuno, allora, tira fuori il “delicato argomento”, immediatamente si è risposti da un’eloquente faccia di rifiuto, seguita da un «dai, ma dobbiamo proprio parlarne? Lasciamola ai politici». Ecco il punto: la politica viene intesa come qualcosa di lontano, poco meritevole dell’interesse dei giovani, perché riguardante temi che non si sentono “propri” e perché l’immagine che si crea nella loro mente è quella che arriva dai media, ogni giorno carichi di frecciatine e accuse contro questo o quel personaggio in vista.
Andando a riflettere sulla parola, però, che deriva dal termine πόλις, città, ci si rende conto di come, effettivamente, la politica non è che tutto ciò che riguarda la πόλις, il posto in cui si vive, che non bisognerebbe abbandonare a se stesso, né tantomeno lasciarlo ai “grandi”, ma curarlo e considerarlo proprio, contribuire nel proprio piccolo a migliorarlo, in ogni campo o in quello in cui ci si sente più coinvolti. Questo, però, è un modo di vedere la politica poco diffuso tra i giovani (o, almeno, dove vivo io), perciò a parlare di politica spesso si va a sbattere contro il muro della chiusura mentale, o peggio contro quello de “ho sentito dire”.
È un sorpresa per molti, allora, venire a conoscenza di realtà come quella del Parlamento Regionale dei Giovani, venire a sapere che ci sono giovani che si interessano attivamente, cercano di migliorare il posto in cui vivono, in tutti i campi, dall’ambiente al lavoro, dalla scuola al tempo libero. Eppure giovani di questo tipo ci sono, che magari si impegnano non solo nel Parlamento, ma nel diffondere questo tipo di mentalità ad altri, quelli che si interessano davvero poco della cittadinanza attiva, e nel cercare di rendere quest’ultima qualcosa di concreto, che possa riguardare tutti da vicino. Come il tema affrontato quest’anno, del resto. “Diversamente unici” è un tema ampio, forse anche troppo, che però ci si impegnerà ad affrontare in maniera aperta, senza pregiudizi nei confronti di quel “diverso” escluso da tutti, che sia un immigrato o un omosessuale, oppure un portatore di handicap. È un confronto, si potrebbe definire quasi una sfida, quella di riuscire ad abbattere la chiusura mentale e vedere le cose con uno sguardo nuovo, più aperto e chiaro. Sono certa che tutti raccoglieranno la sfida e la porteranno a buon termine.
15 marzo: celebrazione in aula consigliare
I giovani del Parlamento regionale accompagnano i loro “colleghi più grandi” in un bagno di storia e buoni propositi.
di Patrizia Dipalma
Bari, martedì 15 marzo- nell’aula consiliare pugliese trionfa il tricolore. La regione festeggia in anticipo la ricorrenza del 17 marzo: i 150 anni dell’unità d’Italia. I giovani parlamentari accompagnano il loro “colleghi” più grandi sugli spalti dell’aula, fieri di aver ricevuto delle spillette con il tricolore dal Presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna, il quale invita il nostro Fabrizio Camera ad aprire la celebrazione leggendo il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un discorso che richiama la Nazione alla memoria degli eventi storici che hanno causato la nascita dell’Italia Unita. Subito dopo prende la parola lo stesso Presidente Introna che sottolinea la crescita dell’Italia nei 150 anni di unità, da semplice “espressione geografica, gravata dall’80% di analfabetismo a potenza economica mondiale”. Nel suo intervento si concentra sugli elementi storici oggettivi, su quello che ci unisce.
“Perché questo è un paese che vince quando si unisce e arretra appena si divide”, ha detto parlando di una storia non lontana dalla nostra realtà e da rappresentare agli studenti per la memoria di una coesione che ci ha fatto crescere, essendo ogni guerra effetto di divisioni. Introna ha ricordato le figure di spicco fornite dalla Puglia al primo parlamento nazionale nel 1861 che hanno contribuito a realizzare “quell’importante esempio di ingegneria costituzionale” che è la costituzione repubblicana. Interessante la sottolineatura, da parte del presidente, della scelta del Consiglio regionale pugliese di aprire le sedute con l’inno di Mameli: “Mi ha colpito- dice Introna- che il parlamento regionale dei giovani canti l’inno come segno di appartenenza fedele alla nazione”. Egli diffida infine, come farà in seguito Vendola, dei facili entusiasmi federalisti: “se il primo parlamento italiano avesse voluto un’Italia federale l’avrebbe fatta federale”. Al professor. Vito Antonio Leuzzi storico e collaboratore di Teca del Mediterraneo è toccato rievocare i personaggi più di spicco che hanno contribuito a ridurri il divario tra Nord e Sud, uno su tutti Tommaso Fiore:meridionale e meridionalista che celebrò a Torino nel 1961 il centenario dell’unità . Dopo di lui gli interventi di quattro consiglieri regionali , due di maggioranza e due di opposizione. “Siamo una giovane nazione –dice Michele Losappio, capo gruppo di Sel- ma possiamo guardare lontano perché abbiamo un’identità che si è forgiata dalla Resistenza da cui è scaturita la Costituzione repubblicana”. Subito dopo Rocco Palese (Pdl) commemora l’attualità del pensiero meridionalista di Giustino Fortunato e compendiato le ragioni delle politiche straordinarie per il Mezzogiorno. Sottolinea inoltre che il problema del Sud non è far arrivare più soldi ma fare in modo che vengano spesi bene.
Francesco Laddomada (Puglia per Vendola) dipinge con colori forti la ricostruzione storica del Risorgimento e Salvatore Negro (Udc) le perplessità sulla piega che assume il dibattito sul federalismo. E tra cuori emozionati e occhi fieri che sembrano essere tornati indietro nel tempo tra società segrete, poeti e conquiste, prende la parola il Presidente della Regione Nichi Vendola che, parlando di riscoperta del sentimento patriottico, accenna a una patria più grande: l’Europa, alla quale il mondo sta chiedendo di assumere un ruolo importante; parla di una generazione, quella di Internet, che ormai è determinante; e parla soprattutto dell’importanza della storia Italiana per tutta L’Unione Europea. La rivoluzione francese ha fondato le sue proteste grazie ad una classe borghese che assisterà in seguito all’illusione di poter tornare all’era delle monarchie: La Restaurazione; l’unità d’Italia non è un riproporsi della rivoluzione francese all’italiana, in Italia il popolo è pressoché assente e i movimenti nascono dalla gioventù intellettuale e nobile, basti pensare alla scuola di letteratura italiana di De Santis che creò un corredo culturale che giustificasse l’unità. “Siamo grati della spiegazione dell’inno di Mameli da parte di Benigni” esclama il Presidente “ci ha spiegato la storia di ragazzini rivoluzionari e sognatori”. Con uno zoom, Vendola passa ad analizzare la storia pugliese e la nascita dell’acquedotto per poi affermare: “ la modalità con cui si approda al federalismo rischia di essere non una meta ma una deriva”.
“Il meridionalismo non è il sudismo”, ma un’idea di Italia nel bacino euromediterraneo. E’ per questo che la questione meridionale non si può dire sorella alla questione settentrionale poiché la prima si fonda su un pregiudizio, la seconda è un pensiero politico”. A precedere un applauso che sembrava non voler finire è la declamazione da parte del presidente di un verso di Rocco Scotellaro: “io sono un filo d’erba, un filo d’erba che trema, e la mia patria è dove un filo d’erba trema”. Il parlamento regionale dei giovani, a fine seduta, sente la vicinanza dei Consiglieri e degli stessi Presidenti Introna e Vendola che si fermano con i ragazzi a scattare foto e scambiare battute. E’ un tricolore che risplende, quello pugliese.
Considerazioni generalissime sul dramma giapponese
di Andrea Ricci
Per qualcuno che si interrogasse sull’etimo della parola “tsunami”, divenuta ormai usuale in ogni lingua, occorre ricordare che le sue origini sono giapponesi. E già per mezzo di questa semplice considerazione di carattere filologico abbiamo uno strumento per valutare l’entità del rapporto fra l’isola del sol levante e alcuni fra i fenomeni endogeni più catastrofici per l’umanità. Il Giappone convive da sempre con maremoti e terremoti: i bambini imparano sin dall’asilo a fronteggiare scosse e situazioni di pericolo, ogni edificio dell’isola è costruito con parametri di sicurezza antisismica fra i più sicuri in assoluto, la stessa identità di popolo e di collettività (che per i giapponesi è di estrema rilevanza, inimmaginabile per un occidentale) trova fondamento nel comune avversario col quale competere, la natura. La rigida disciplina del samurai è un credo pedagogico nel quale ancora oggi la popolazione trova un modello forte cui riferirsi, e a conferma di ciò basti pensare alle reazioni di stoico autocontrollo con cui il Giappone, tutto il Giappone, dai capi politici in parlamento alle commesse dei supermercati, addossate agli scaffali per impedire la caduta dei prodotti, ha risposto a questo evento, che ha tutte le carte in regola per definirsi apocalittico.
Nonostante questo, ciò che non riesce a fare la natura, in virtù dell’unione solidale fra gli uomini e della forza di un popolo coeso, l’uomo stesso provvede bene a infliggerselo da solo: è delle ultimis-sime ore la notizia di un’esplosione nella centrale nucleare di Fukushima; il pericolo radiazioni è ormai una realtà. Uno dei reattori non ha retto l’impatto con il sisma, le stime dei primi deceduti fanno a gara con quelle di chi non è sopravvissuto al maremoto: ma, soprattutto, sono i fantasmi di ben note tragedie passate a infestare le menti, accompagnati dal pensiero di quella nuvola bianca, sempre più espansa, inquadrata dalle televisioni mondiali, che ha indotto le autorità ad imporre l’evacuazione dell’area circostante la centrale per un raggio di almeno 20 km.
Nonostante tutte le precauzioni di un popolo fra i più efficienti al mondo, nonostante la disponibi-lità economica e tecnologica al servizio delle forze di soccorso, nonostante le promesse di aiuti in-ternazionali, nonostante il Giappone non sia Haiti, pure l’isola in questo momento, dopo una cata-strofe di tale entità, non può essere definita se non una nazione in ginocchio. Le notizie, che si rin-corrono minuto dopo minuto, non riferiscono ancora stime esatte della tragedia, né danno un’idea dei pericoli presenti e futuri generati dal collasso del nucleare. E, per quanto fuori luogo possa risultare una considerazione del genere, e per quanto ci si addentri in questo modo in un discorso dalle premesse e dalle conclusioni per nulla scontate, forse l’ulteriore esiziale conferma dei rischi connessi con questo tipo di energia, conferma della quale il mondo avrebbe volentierissimo fatto a meno, dovrebbe spingere qualcuno a ritrattare le sue posizioni in materia nel nostro Paese.
Sulla privatizzazione dell’acqua
Nella dialettica politica di questi mesi,si è discusso di un tema che tocca molto da vicino la nostra esperienza di vita e che forse è passato leggermente inosservato:la privatizzazione dell’acqua.L’ acqua è probabilmente il bene più comune,quello apparentemente più scontato,ma è contemporaneamente quello di cui ne sentiamo più pressante la necessità,ogni giorno della nostra vita.Niente di nuovo,tutto scontato.I “problemi”,mi permetto di dire,nascono il 18 Novembre scorso,quando è stato approvato dal Parlamento italiano,il decreto 135 “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia CE”,contenente l.art 15 che privatizza la gestione dei servizi idrici,a favore di società o imprenditori.In realtà non esiste nessun obbligo europeo che impone la privatizzazione della gestione dell’acqua;del resto,paesi come Belgio,Olanda,Austria,Lussemburgo,Norvegia,Svezia hanno deciso per legge la gestione pubblica dell’acqua e si sta attrezzando in questo senso anche la Francia,dopo 25 anni di gestione privata.Ma,tralasciando il comportamento dei nostri “vicini”,dobbiamo guardare soprattutto al principio sbagliato sul quale è basato il suddetto decreto Ronchi:non possiamo mettere nelle mani di un’azienda privata un bene di tutti,per il semplice motivo che il privato per definizione guarda al profitto e al mercato,e non credo sia corretto lucrare su un bene nostro,di tutti i cittadini.Sgombriamo,però,il campo da idee astratte e parliamo in termini concreti:perchè é sbagliato privatizzare l’acqua?1)non ci sarà assolutamente una riduzione delle tariffe perchè l’acqua è un monopolio naturale,cioè nel momento in cui un’azienda acquista la gestione non ha nessun tipo di concorrenza e quindi nessun incentivo ad abbassare i costi;2)privatizzare,significa esaltare le logiche del mercato e quindi evitare di erogare servizi che non siano vantaggiosi per l’impresa,facciamo un esempio:se delle persone abitano in una casa isolata,dove i servizi vengono erogati solo per le poche persone che vi ci abitano,perchè l’azienda dovrebbe affrontare tutti i costi di gestione,per ricavarne un profitto misero(date le poche persone che pagano il servizio)?3)sappiamo tutti quanto sia importante fare un uso razionale dell’ acqua nella nostra esperienza quotidiana,ma una contrazione della domanda andrebbe sicuramente ad alzare le tariffe per far quadrare i conti:questo è accaduto a Firenze,dove il comune ha incentivato la diminuizione dei consumi di circa 13,8 milioni di mc,riducendo le entrate dell’impresa pubblica che gestiva le risorse idriche,Publiacqua,che ha deciso,quindi,di aumentare le tariffe del 9,5%(e ci sarebbero molti altri esempi).Sono nati,con queste premesse,diversi movimenti contro questo provvedimento governativo,che hanno come scopo quello di far esprimere i cittadini italiani,riguardo questo tema:infatti,attraverso un’ imponente raccolta firme e l’impegno di molti cittadini volenterosi,è stato possibile ottenere un referendum nazionale grazie al quale tutti noi avremo la possibiltà di esprimere il nostro eventuale dissenso(è previsto il 12 Giugno,secondo le dichiarazioni del ministro Maroni).Quindi il mio invito è ad informarsi e a non lasciare che alcune delle decisioni più importanti che riguardano la nostra vita,le prendano altri,perchè altrimenti la vita non sarebbe davvero NOSTRA.
Marco Colella.
La terza assemblea virtuale, tenutasi il 2 febbraio, ha trattato l’organizzazione dell’ufficio stampa
I 44 partecipanti al progetto “Parlamento Regionale dei Giovani”, promosso dalla Regione Puglia, si sono riuniti per la terza volta in assemblea virtuale per dibattere sull’organizzazione dell’ufficio stampa. Dopo le cordialità di rito, infatti, alle 15:30 il presidente rieletto Fabrizio Camera ha dato il via ai lavori del “parlamentino”, concedendo la parola alla tutor del progetto Giusy Mariano, la quale ha avuto l’onere di gestire i turni di parola. Successivamente alle consuete domande di carattere generale poste dai giovani parlamentari, sono state formulate numerose ipotesi sul nome da assegnare alla rubrica virtuale curata dall’Ufficio Stampa del progetto, rendendo la chat una vera e propria apoteosi di fantasia.
Tra le tante proposte emerse, vincitrice è stata la proposta di Claudia Caputo, che ha ottenuto 15 voti con “Ne vogliamo parlare?”, seguita dai 4 voti de “La gazzetta dei giovani”, dai 3 di “Voce di fondo” e così via. Interessante anche l’intervento di Marcella Ancona, la quale ha proposto di inserire come sottotitolo, il ben noto aforisma di John Milton sulla libertà di stampa: «Prima di ogni altra libertà, datemi la libertà di conoscere, di esprimermi e discutere liberamente secondo coscienza.»
Ad arricchire l’assemblea la convocazione della prossima seduta plenaria, che si terrà il 18 Febbraio presso l’Aula Consiliare di via Capruzzi a Bari. Il presidente Camera, inoltre, ha sollecitato tutti i giovani parlamentari a comunicare le proprie preferenze sul tema da trattare quest’anno, che legherà l’operato di tutte e tre le commissioni con un unico filo d’Arianna. L’assemblea si è conclusa esattamente un’ora dopo, alle 16:30, lasciando spazio ad ulteriori richieste di chiarimenti da porre alla tutor del progetto.
Dario Marasciulo.
Scontri in Egitto, i giovani parlamentari pugliesi si dicono preoccupati
Anche l’assise regionale dei ragazzi chiede una transazione immediata.
L’instabile situazione che sta vivendo il popolo egiziano in questi giorni, ricca di proteste e scontri anche molto cruenti, preoccupa notevolmente gli animi dei giovani parlamentari della Regione Puglia, i quali si accodano alla nota congiunta presentata dal Presidente degli USA, Obama, dal Presidente francese, Sarkozy, dal premier italiano Berlusconi, dal Cancelliere tedesco Merkel, dal primo ministro britannico Cameron e dal premier spagnolo Zapatero, i quali chiedono «l’avvio di una transazione immediata nell’esecutivo egiziano».
Preoccupanti anche le numerose aggressioni ai reporter che documentano le sommosse della capitale Al Cairo. Essi, infatti, sono ormai martoriati da continui attacchi, con conseguenze più o meno gravi, mettendo quotidianamente a rischio la propria vita per offrire al mondo la cronaca oggettiva dei fatti e per garantire a tutti la libera informazione. Solidarietà a tutti gli operatori da parte dei membri dell’ufficio stampa del Parlamento Regionale dei Giovani, che appoggia a pieno la presa di posizione della Farnesina del 3 febbraio, secondo la quale «i Paesi Ue svolgeranno un’azione comune presso le autorità egiziane a tutela dei giornalisti internazionali che operano in Egitto».
«La cosa migliore – convergono a parer unico i giovani parlamentari pugliesi – è cercare di risolvere quanto prima questa situazione incresciosa che vede tanti, troppi civili vittime di una rivolta popolare la quale, seppur fondata sulla ricerca della democrazia dell’alternanza al potere, va contenuta nei limiti e nei modi che uno stato democraticamente corretto dovrebbe garantire. La transazione immediata, purché controllata da organismi internazionali garanti di giustizia, potrebbe essere la via giusta per ottenere la libertà di parola, pensiero ed azione, diritti fondamentali alla base di un popolo che crede nel senso dello Stato».
Dario Marasciulo.
A cura di Francesca Pepe
Negli ultimi anni il numero di persone ammalate di tumore in Puglia è cresciuto a dismisura. Essendo io pugliese e preoccupandomi, come tutti, per il mio stato di salute e per quello dei miei conterranei, ho deciso di fare delle ricerche per capire da cosa questo fenomeno derivi.
Da Taranto al Gargano la questione ambientale e la relativa tossicità delle industrie chimiche è divenuta uno dei problemi più gravi, specialmente se direttamente collegata alla salute della popolazione locale. Infatti, i molti stabilimenti che erano nati sul territorio, originando occupazione, hanno contribuito a rendere l’aria malsana, e oggi la gente è costretta a subire la minaccia di tumori, anche secondo quanto emerge dagli studi delle Asl locali.
La ricerca epidemiologica ha individuato una serie di popolazioni a rischio, che per la loro attività professionale o per particolari condizioni ambientali, sono più esposte a determinate malattie, dimostrando l’esistenza di un legame tra l’esposizione a delle sostanze chimiche e l’insorgenza delle patologie. Il Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica – Sezione di Medicina del Lavoro . Università di Bari ha valutato anche la distanza di alcuni comuni dall’area industriale di Taranto. Gli eccessi di malati di tumore a Taranto e Brindisi derivano dalla presenza industriale. Inoltre è stato registrato un alto tasso di mortalità nei comuni dell’estremità della penisola garganica. Dal rapporto sullo stato di salute della popolazione della Asl nella provincia di Foggia del 2006 si evince che i tumori sono la terza causa di ricovero. Tra il 2001 e il 2005 tra i residenti nella provincia di Foggia sono stati registrati più di 62.000 ricoveri per tumore. Il tasso di ospedalizzazione annuo per tumori nella Asl foggiana è di gran lunga maggiore rispetto a quello regionale. Il picco più alto si è avuto nel 2005. Oltre il 40% dei ricoveri per tumore è riconducibile ad un tumore maligno e circa il 30% ad uno benigno.
Vi è un ente, il Registro Tumori Regione Puglia, che nasce sulla base di collaborazioni tra l’Assessorato alle politiche della Salute, Asl, Oer, Ares, Arpa e Università degli Studi di Bari. Da quanto emerge dai dati sul tasso di mortalità in Puglia tra il 1998 ed il 2004, i decessi dovuti alle malattie neoplastiche sono in netto aumento. Sia per gli uomini che per le donne il fenomeno si concentra principalmente in gran parte della provincia di Foggia. In alcuni comuni del Gargano vi è un’alta percentuale di mortalità per tumori alla trachea, ai bronchi ed ai polmoni. I tassi di ospedalizzazione risultano tra i più elevati nella città di Foggia e sul Gargano. La Regione Puglia ha redatto un elenco dei luoghi potenzialmente contaminati presenti sul luogo. Nel 2003 l’Arpa Puglia, dopo segnalazioni pervenute agli uffici del Commissario Delegato, della Regione e della stessa Arpa, ha aggiornato l’elenco dividendo i vari siti in base alle cause di possibile contaminazione, cause attribuibili, prevalentemente, alla presenza di discariche non controllate, accumuli, depositi abusivi, sversamenti di oli combustibili, fanghi e rifiuti di amianto. In particolare l’inquinamento ha avuto forti ripercussioni sul suolo. Infatti, analizzando i siti di interesse nazionale SIN, i risultati mettono in evidenza la contaminazione di suolo, sottosuolo e acque sotteranee. Da ciò è facile dedurre, quindi, come anche quello che arriva sulle nostre tavole non sia del tutto sano.
Questa che io vi ho prospettato è solo una piccola parte di quella che, purtroppo, è la realtà della nostra regione. La situazione è grave e vanno presi al più presto dei provvedimenti seri e concreti. La Puglia è una terra bella, piena di risorse, ricca di tradizioni. Ma, cosa più importante, è LA NOSTRA TERRA, quella in cui siamo nati e cresciuti, e NOI ( istituzioni comprese) dobbiamo preservarla e migliorarla.
Prove generali per il parlamento regionale giovani: a cura di Andrea Ricci
Dopo un primo incontro informale, tenutosi il 14 di questo mese nella Teca del Mediterraneo a Bari, ed un primo incontro nella sede virtuale della chat del sito, la prima seduta ufficiale avrà luogo il prossimo venerdì presso l’aula del Consiglio Regionale di Puglia (quella che si vede in tv, per intenderci: ogni pugliese –si spera- ha ben stampato in testa quell’APULIA a caratteri cubitali che domina la sala).
E sembra superfluo affermare l’importanza che, soprattutto in questa occasione, riveste il detto “chi ben comincia…”: già, perché l’ordine del giorno della prossima seduta (che sarà preceduta da un incontro virtuale giovedì 27) riguarderà niente poco di meno che la scelta del tema generale che fungerà da guida dei lavori dei neo-insediati parlamentari. Ogni commissione, nel suo ambito, cercherà di sviluppare proposte inerenti o trasversali a questo tema, che gli anni scorsi ha “scomodato” questioni fondamentali come la legalità o le energie rinnovabili.
Decisamente un’ottima occasione dunque, quella di venerdì 28: per impegnarsi a “scomodare” ancora una volta qualcuna di quelle questioni che forse un po’ troppo spesso non sono considerate alla portata dei giovani. Un’ottima occasione per tirarle giù da quell’inaccessibile trono di cristallo sul quale talvolta la società sembra relegarle: appollaiate a distanza, e, soprattutto, inaccessibili a chi voglia interessarsene senza aver oltrepassato la soglia degli “-anta”. Un’ottima occasione per scandagliare i fondali di quella massa amorfa plasmata dalla tv e dei reality (o, almeno, la supposta tale) per vedere se, in fondo in fondo, un po’ di materia grigia ancora alberga fra i neuroni intossicati di facebook ed sms. Un’ottima occasione, insomma.
Sarcasmo gratuito a parte, una prospettiva decisamente interessante (a mio parere) può rivelarsi quella aperta dal tema “cultura, media e internazionalità”: studiare a analizzare l’importanza di mezzi di comunicazione collettiva, quali la tv (appunto) o internet (ri-appunto); valutare il modo in cui questi sono diffusi nel territorio ed utilizzati ai fini di garantire lo sviluppo culturale, civile e sociale della persona (di ogni persona, per non parlare del giovane). Sfruttarne le potenzialità per promuovere una più efficace diffusione della cultura (letteratura, arte, musica, teatro, cinema). Ma non solo: promuovere attività culturali, formative, di confronto, valorizzare (e se possibile agevolare) quelle persone, studenti o lavoratori, che con il loro interesse mantengono viva l’arte o la letteratura nella nostra regione; sottolineare, infine, il valore universale del sapere, che, unito al potere dei media, non può che divenire ponte di collegamento fra popoli e stimolo al viaggio e alla scoperta, alla condivisione, all’apprezzamento e allo studio di lingue e culture straniere. Una vocazione che la Puglia, cerniera fra levante e ponente, ha avuto nel suo DNA da sempre.
Ecco dunque la mia proposta. E, giunti in dirittura d’arrivo, concluderei “svelando” la motivazione profonda (si fa per dire) che mi ha spinto a proporre e sostenere questo come tema della nostra assemblea: mi riferisco all’intenzione ostinata e appassionata di dimostrare che ancora fra i giovani, ancora fra i pugliesi, ancora fra gli italiani non è morto quel senso di dignità, quel principio di etica, soprattutto quel rispetto per la meritocrazia e quell’amore per la cultura che dall’alba dei tempi è stato l’unico e solo mezzo di nobilitazione dell’uomo, assieme al valore supremo dell’onestà e del lavoro. In un frangente storico-politico ambiguo e problematico qual è quello che ci troviamo a vivere, non mi sembra poco impegnarsi a tal riguardo, ed affermare, a noi stessi ancor prima che al mondo (addirittura!), che il culto dell’apparire non ha consumato del tutto i nostri cervelli.
Lettera aperta al ministro della pubblica istruzione: Proposta dal parlamento regionale giovani puglia
Sono tante le difficoltà che noi ragazzi avvertiamo e che, spesso, per paura, vergogna, timore di sentirci giudicati, non confidiamo a nessuno, né ai nostri familiari né ai nostri docenti e neanche ai nostri amici. Alla luce dei tanti episodi di difficoltà e di sofferenza giovanile, che in alcuni casi possono sfociare in gesti pieni di disperazione, come i suicidi, che sempre più spesso vedono protagonisti i giovani e che ci colpiscono ancora di più perché li viviamo direttamente e non attraverso la televisione o i racconti di qualcuno, chiediamo che in ogni Istituto secondario superiore, all’interno dell’organico scolastico, venga inserita la figura dello psicologo. La nostra proposta prevede che lo psicologo sia presente a scuola nell’orario scolastico e che noi giovani possiamo richiedere consulenze e colloqui nel caso ne avvertissimo la necessità.
Le problematiche che riguardano i ragazzi sono numerose: difficoltà relazionali, problemi comportamentali, situazioni di disagio personale e familiare, difficoltà scolastiche; esse spesso spingono i giovani a trovare false soluzioni nell’alcol o nella droga, abusi che sono diventati sempre più diffusi nei luoghi di aggregazione frequentati dai ragazzi.
Crediamo che la presenza di un professionista, come lo psicologo, in un luogo familiare per noi giovani, come la scuola, possa essere un modo per spronare i ragazzi a rivolgersi a qualcuno che li possa aiutare in modo professionale. Infatti, sono tanti i Servizi presenti sul territorio (Consultori familiari, Ser.T.), ma il più delle volte noi ragazzi proviamo vergogna a recarci in un luogo per noi sconosciuto, non sappiamo cosa chiedere alle persone che sono lì. La presenza dello psicologo a scuola, un luogo dove noi trascorriamo la maggior parte del nostro tempo e che è per noi abituale, può costituire un’opportunità in più per i ragazzi che si trovano in situazioni di disagio.
Pertanto, noi chiediamo all’Assessore regionale all’Istruzione, all’Ordine regionale degli Psicologi di farsi portavoce di questa nostra proposta al Ministro della Pubblica Istruzione.
Pietro Grippo e gli alunni dell’I.T.E – “Michele Cassandro” di Barletta.







