Arca di Pace
Sconfiggere la MAFIA vuol dire: guardare, sapere, informarsi e poi… avere il coraggio di parlare.
Tutti insieme per dire : “NO alla mafia”
Anche i giovani Parlamentari Pugliesi hanno deciso di lanciare il loro NO alla mafia. Dopo l’incontro di Venerdi 15 febbraio 2008 , che si è tenuto nell’Aula Consiliare di via Capruzzi e al quale hanno preso parte l’Avv. Angelo Pansini (funzionario del comune di Bari, presso l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata), Michele Sciannamea (segreteria organizzativa di LIBERA), Pinuccio Fazio, papà di Michele Fazio, il giovane vittima di un conflitto a fuoco tra clan della malavita barese, i giovani “Consiglieri” hanno dimostrato particolare sensibilità all’argomento e hanno manifestato la voglia di contribuire anche loro, nel loro piccolo, alla lotta contro la Mafia. Parteciperanno infatti, alla Manifestazione che si terrà a Bari il 15 marzo p.v. e aderiranno anche al progetto “Adotta una vittima di mafia”. Al gruppo di giovani Parlamentari verrà assegnato il nome di una delle tante e spesso sconosciute, vittime della mafia c on il compito di eseguire delle ricerche sulla vita e sull’operato della stessa. Incideranno poi il nome della vittima e i loro stessi nomi su una piccola tavoletta di legno, tavoletta che potrà essere abbellita seguendo semplicemente il frutto artistico degli stessi parlamentari. La grande Arca della Pace sarà costituita anche da quel “legnetto”…
Sulla Mafia…
È davvero difficile datare precisamente la nascita della mafia in Italia, questa macchina di morte e di violenza ha sempre, purtroppo, caratterizzato il nostro paese, spesso anche facendoci designare all’estero come “mafiosi”. Inutile dire che l’aggettivo è senz’altro eccessivo e fuori luogo, soprattutto sapendo che la nostra è stata la patria di grandi artisti e geni quali Dante, Leonardo, Marconi, etc…
Questo ci fa capire quanto l’attuale fenomeno mafioso sia grande abbastanza da essere conosciuto in tutto il Mondo, anche più di quello degli artisti sopra citati; abbastanza grande da uscire dall’Italia, paese, come già detto, di origine e di diffondersi in tutti i paesi del Mondo, soprattutto quelli più industrializzati… infatti sono famosissime la mafia americana, che ricalca lo “stile” di quella italiana e la Yakuza giapponese.
La Mafia è un fenomeno in continua crescita, anche grazie alla TV che, per un periodo, ha mandato in onda puntate e puntate di storie sui più grandi boss mafiosi, ottenendo forse un effetto contrario a quello sperato, invogliando i giovani ad interessarsi alla mafia con un approccio sbagliato. Invece di far vedere quanto è stato grande un boss, o quali imprese abbia compiuto, sarebbe più opportuno mostrare quanto la mafia rovini la vita delle persone, ma poiché la mafia ha a che fare con la politica è normale che la gente pensi che sia un problema marginale. Forse è questo il principale focolaio che alimenta il fenomeno mafioso: il disinteressamento della gente. Certo se tutte le persone combattessero una propria piccola lotta contro la mafia si potrebbero raggiungere grandi risultati, ma la mafia è paragonabile ad un’ “Hydra”, il famoso mostro mitologico, e come a quest’ultima, non appena viene tagliata una testa, gliene ricrescono subito due, così la mafia, il famoso mostro reale ed odierno, continua a crescere nonostante i vari tentativi di “decapitarla”…
Francesco Giorgio
Sulla Mafia: LA SCOMPARSA DEL DIRITTO
Il tema della conferenza-dibattito del 22 febbraio 2008 è stato proprio questo: il diritto di ognuno di noi alla vita, alla legalità e alla tutela della società in cui viviamo.
A Sannicandro Garganico, grazie al patrocinio dell’Aministrazione comunale, è intervenuto alle ore 18 a Palazzo Domenico Fioritto, Sandro Ruotolo, giornalista e collaboratore di Michele Santoro in “AnnoZero”.
Io e un altro ragazzo, Domenico Mascolo, siamo intervenuti come voce giovanile all’interno di un tema che apparentemente non tocca il gruppo sociale che gli adulti chiama ‘ragazzi’.
Sandro Ruotolo ha spaziato sul tema del diritto parlando del fatto che spesso il diritto è limitato o messo in pericolo da fatti che scorrono sotto lo strato superficiale della nostra società in silenzio, senza far rumore. Fatti e reati che vengono commessi principalmente dalle organizzazioni criminali come la mafia, la camorra o dai privati opportunisti, ma riflettendoci bene da ognuno di noi che cerca favoritismi o trampolini di lancio agevolativi.
Ha esordito esplicando il concetto che l’illegalità fiorisce dove non c’è cultura, e che per cultura si intende la conoscenza, l’informazione. Il mio intervento e quello di Domenico sono stati complementari all’idea di Ruotolo: c’è bisogno che la scuola educhi a sapersi informare e soprattutto ad aver voglia di sapere. Se non si inizia dai giovani, dalla scuola, a spiegare cos’è la mafia, nessuno la riconoscerà nella vita di tutti i giorni e continuerà quindi ad aver spazio. Personalmente ho aggiunto che sono dell’idea che sia davvero ridicolo che a scuola ci spieghino come era fatto il sistema politico degli antichi romani, ma non come è fatto il nostro. E’ ridicolo il fatto che si danno per essenziali nozioni di storia, italiano geografia e matematica quando intanto ognuno di noi, generalizzando, esce dal liceo diciottenne e votante, ma senza sapere la scheda elettorale dove va a finire. Ridicolo che un giovane si diplomi senza saper scrivere una lettera intestata o un curriculum. L’assenso del pubblico è stato generale e Sandro Ruotolo ha ripreso compiaciuto il suo discorso. Ha parlato di una delle vittime della mafia morte nel mio paese, di Giorgio Palazzo, il quale anniversario cade il 18 marzo. Si è chiesto come un ragazzo di 18 anni, innocente, possa essere privato del diritto più grande: della libertà di vivere.
Ucciso da un pacco bomba proprio il giorno prima di recarsi alla manifestazione del 2006 a Torino per la Giornata della memoria e dell’impegno in memoria delle vittime delle mafie, alla quale aveva deciso di andare con i qualche suo amico. Un avvenimento che fa pensare. Che fa stringere il cuore in gola e che dovrebbe spingere ognuno di noi ad agire, dopo aver riflettuto. Le parole di Sandro Ruotolo erano all’incirca queste. Parole forti e decise di una persona che ha ammaliato quel venerdì tutto l’auditorium e che sono rimaste, ne sono certa, almeno per un po’ nel cuore di tutti i presenti.
Emanula Stoduto
Sulla Mafia…
Giuseppe Marnalo. Un nome?Un numero legato ai tanti morti di mafia?Compare tra i vecchi elenchi senza che se ne sappia nulla. Non un cenno biografico. Non una foto. Come al solito le vittime di mafia sono decine,centinaia,migliaia,ma nessuno se ne ricorda. Rimane solo il dolore dei parenti e forse,anche se per pochissimi,il ricordo di un “martire”.
4 Luglio 1990. Sulla statale 115 di Porto Empedocle,davanti a un’autofficina,la manovalanza della famiglia Grassonelli,esponenti di spicco della stidda (associazione mafiosa intestina e contraria a Cosa Nostra sviluppatasi nella zona di Catania,Agrigento e Gela),elimina,a colpi di mitragliatrice,gli esponenti della famiglia rivale dei Messina.
Una strage che scuote per la seconda volta la ridente cittadina in provincia di Agrigento.Infatti,questa dei Grassonelli è la vendetta alla prima strage ordita dai Messina nel 1986. Infatti, i killer mandati dal capo mafia,a bordo di una cabriolet, uccidono sei persone. Solo due di queste sono i veri obiettivi, le altre,come si dice,”persone sbagliate nel momento sbagliatissimo”. In questa categoria si trova anche Giuseppe Marnalo,che in quella giornata di luglio del 1990,cade sotto una pioggia di proiettili. E’ vittima di una guerra silenziosa,odiosa e raccapricciante perché risponde alla furia cieca di persone prive di scrupoli che per raggiungere i propri scopi sono pronti a tutto
Un situazione del genere farebbe orrore a chiunque,ma non a chi decide di appoggiare questa idea criminale di stato. La mafia è appoggiata dalle persone che preferiscono,come le tre scimmiette,non parlare,non vedere e non sentire assicurandosi il quieto vivere. Ma come si può vivere tranquillamente sapendo di essere un tassello,se pur piccolissimo,di un’organizzazione che semina solo morte, paura e terrore? Come si può negare una situazione così evidente?Come si può essere così meschini e mediocri?Come si fa a non avere un peso sulla coscienza quando vengono spezzate le vite di persone innocenti?
La paura non è una giustificazione valida perché essere pavidi non porta a nulla,anzi peggiora la situazione.
Quindi sfidiamo questo sistema perverso, facciamoci “ammazzare tutti”,come direbbero i ragazzi di Locri, perché “la vita non ha senso se hai paura di una bomba o di un fucile puntato”(Fabrizio Moro).
Non facciamoci togliere uno dei beni più preziosi che abbiamo:la giustizia. Combattiamo per un futuro migliore dove non capitino più le disgrazie come quella accaduta a Giuseppe Marnalo.
Re Albachiara
Sulla Mafia…
E’ da poco finito il festival di Sanremo. Ma nelle nostre menti torna ancora insistentemente la canzone Pensa di Fabrizio Moro di due anni fa… Un canzone che ha lasciato il segno nella storia della musica e anche nel nostro cuore, perchè racconta ciò che la mafia ha provocato… Ve la propongo così magari la riascoltate… Ma fate attenzione alle parole… Perchè quella è vita! Serve a non dimenticare e a prepararci al 15 marzo… Dobbiamo lottare per qualcosa di realizzabile!
Doriana Cervellera
Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie… massacra figli e figlie
Di una generazione costretta a non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell’aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un’istituzione organizzata
Cosa nostra… cosa vostra… cos’è vostro?
E’ nostra… la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano…
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no… non è solo un’illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa.
Sulla Mafia: Per ricordare – Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia
Il 15 marzo a Bari si è tenuta la XIII edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime della mafia”.
La manifestazione è stata organizzata da Libera, l’associazione creata da don Luigi Ciotti che si impegna a educare i giovani alla legalità.
Numerosissimi i partecipanti, più di centomila persone da tutta Italia, alle quali si sono aggiunti circa duecento giovani europei in rappresentanza di oltre cinquanta organizzazioni non governative, trenta paesi del mediterraneo, dei balcani e dell’ex Unione Sovietica del Caucaso.
Presenti anche i ministri D’Alema, Pecoraro Scanio, e il Presidente della Camera Bertinotti.
C’era anche una delegazione del Parlamento Regionale dei Giovani.
Il corteo partito da Punta Perotti, ha percorso tutto il lungomare barese, per poi fermarsi in Piazza Prefettura, nella quale è stato allestito un grande palco.
Durante il corteo sono stati scanditi i nomi delle oltre 700 vittime delle mafie. Nomi di semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche’, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.
Sono intervenuti il sindaco di Bari Emiliano, il Presidente della Regione Puglia Vendola e molti dei parenti delle vittime di mafia, ricevendo applausi fragorosi.
Infine, queste le parole del Presidente dell’organizzazione Libera don Ciotti: ”Basta! Le parole sono stanche. Contro le mafie serve l’agire concreto a partire dalle istituzioni e dal mondo politico. Ma il cambiamento ha bisogno di tutti, di noi. Dobbiamo prendere coscienza che c’e’ bisogno delle nostre scelte, del nostro fare concreto, del nostro impegno, del nostro coraggio, della nostra voglia di metterci in gioco, delle denunce che nella quotidianità fanno la loro parte”.
Sulla Mafia…
Una generazione atipica la nostra. Venuta su col tintinnio delle cinquanta lire lanciate contro Bettino Craxi; con i primi bombardamenti mediatici per lo scandalo Tangentopoli – quando i processi si fecero Reality -; ed il tritolo che si portava via Falcone e Borsellino rafforzando Cosa Nostra e l’antistato. Siamo la generazione dei crolli: si è nati mentre cadeva il muro di Berlino e abbiamo assistito in diretta allo sfarinarsi delle Torri Gemelle e con esse alla caduta libera del mito dell’inattaccabilità e la crisi del primato occidentale. Distratti dai primi amori adolescenziali e dalle prime responsabilità, si susseguivano una serie di governi instabili ed incapaci di realizzare le speranze riposte nella Seconda Repubblica. Ed ora ci si è divisi fra i sostenitori di Grillo, cullati dalla falsa madre dell’antipolitica; quelli che nella politica ancora ci credono ma sono sempre più scettici e chi, più semplicemente , se ne frega. Si è parte di una società di disillusi di disperati dove il qualunquismo e le paranoie da dottrina della cospirazione sono divenuti valori. Con il ritornello “tanto l’uno vale l’altro” si è visto nel politico un inciucione che si abbuffa vendendo aria fritta e nel ragazzo che lo sostiene, volantini alla mano, un pollo che avrebbe fatto meglio a credere in Babbo Natale. La politica, quella con la “kappa” – come la definiva Caponnetto, procuratore antimafia, distinguendola dalla politica “buona”-, è sempre più un oggetto misterioso e distante. Ricorda molto l’alchimia alle prese con la ricerca della pietra filosofale. I partiti sono diventati club inaccessibili per chi “il politichese” non lo mastica, per chi non ha grandi tradizioni politiche in famiglia o per chi non accetta di abbassarsi a logiche clientelari e ad interpretare il ruolo di portaborse. Gli zuccherini partitici che inneggiano al ricambio generazionale e al protagonismo giovanile non sono più promesse accettate col gentile sorriso di ringraziamento. L’incredulità è poi alimentata anche dal nuovo assetto politico che vede un serrato bipartitismo che standardizza ed elimina qualsiasi sfumatura del bianco e del nero. Chissà dov’è finito quello slancio democratico, quella voglia di partecipazione, quel voler esserci. Il fatto è che l’attrazione verso la politica di Palazzo è sostituita dall’impegno civile dove l’entusiasmo e le energie giovanili vengono riproposte in capacità di incidere sulla realtà. Ai partiti deserti si contrappone infatti il replicarsi di associazioni e volontariati e le piazze zeppe di giovani. Bari il 15 Marzo, ad esempio, era un brulicare di centomila giovani ed un grido unico contro l’illegalità. A testimoniare che la politica non è morta ma sopravvive nelle idee piuttosto che negli schieramenti.
Domenico Ricciardi VD
Sulla Mafia: Per ricordare – Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia
Il 15 marzo a Bari si è tenuta la XIII edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime della mafia”.
La manifestazione è stata organizzata da Libera, l’associazione creata da don Luigi Ciotti che si impegna a educare i giovani alla legalità.
Numerosissimi i partecipanti, più di centomila persone da tutta Italia, alle quali si sono aggiunti circa duecento giovani europei in rappresentanza di oltre cinquanta organizzazioni non governative, trenta paesi del mediterraneo, dei balcani e dell’ex Unione Sovietica del Caucaso.
Presenti anche i ministri D’Alema, Pecoraro Scanio, e il Presidente della Camera Bertinotti.
C’era anche una delegazione del Parlamento Regionale dei Giovani.
Il corteo partito da Punta Perotti, ha percorso tutto il lungomare barese, per poi fermarsi in Piazza Prefettura, nella quale è stato allestito un grande palco.
Durante il corteo sono stati scanditi i nomi delle oltre 700 vittime delle mafie. Nomi di semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche’, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.
Sono intervenuti il sindaco di Bari Emiliano, il Presidente della Regione Puglia Vendola e molti dei parenti delle vittime di mafia, ricevendo applausi fragorosi.
Infine, queste le parole del Presidente dell’organizzazione Libera don Ciotti: ”Basta! Le parole sono stanche. Contro le mafie serve l’agire concreto a partire dalle istituzioni e dal mondo politico. Ma il cambiamento ha bisogno di tutti, di noi. Dobbiamo prendere coscienza che c’e’ bisogno delle nostre scelte, del nostro fare concreto, del nostro impegno, del nostro coraggio, della nostra voglia di metterci in gioco, delle denunce che nella quotidianità fanno la loro parte”.
Sulla Mafia…
Il 15 Marzo 2008 ha permesso di far vedere,al resto d’Europa, come Bari e tutta l’Italia siano in procinto di cambiamento e abbiano voglia di un futuro più roseo e libero dalla mano oscura della mafia che da troppo tempo controlla le vite di noi tutti. E’ una rivoluzione pacifica perché chi ha partecipato a questo grande evento ha voglia di cambiamento,di ribellarsi di fronte a tutti coloro che hanno appoggiato questo anti-stato,di dire basta all’illegalità e di dimostrare come la gioventù non sia tutta menefreghista e qualunquista, anzi è presente e partecipe alla formazione di uno stato migliore.
La manifestazione ha inizio a Punta Perotti,luogo simbolo dello Stato che è riuscito a sconfiggere un sistema fatto da favori e connivenze,dove ci sono circa 100.000 ragazzi che inneggiano a un futuro utopico dove non ci sia la mafia. Sfilano su un palco,allestito per l’occasione, mostrando manifesti colorati,con frasi incisive e intelligenti che prendono al cuore,e parlando delle vittime di mafia da loro adottate. Hanno ridato dignità ad ognuna di loro perché la maggior parte di esse era semi sconosciuta e dimenticata.
Il corteo inizia a sfilare alle ore 10 ed è tutto un turbinio di colori,risate,grida,striscioni,musica e balli che,però,non stridono con la voce lenta e cadenzata degli altoparlanti che elencano i morti di mafia (circa 750)perché un mutamento si ha solo con grinta e vitalità,espressa da ciascuno dei manifestanti. Ci si ferma a Piazza della Libertà (o piazza della prefettura) dove il sindaco Emiliano,il presidente della regione Vendola e don Luigi Ciotti,con le loro parole,commuovono e ci fanno comprendere che non tutti i nostri politici sono persone vendute e corrotte e che si sono candidati davvero per migliorare la situazione in cui viviamo.
Questa giornata ha fatto vedere una Bari inedita,che ha voglia di scrollarsi il male da dosso,che vuole esibire tutta la sua bellezza che va al di là di tutti i clichè e dell’idea distorta e negativa,che s’era fatta negli anni suo malgrado.
Tale avvenimento rimarrà in modo indelebile nella memoria di tutti gli italiani,ma sarà marchiato a fuoco in quella dei pugliesi perché ci ha reso orgogliosi essere tali.
Sulla Mafia…
Cronache di una giornata per la lotta contro la mafia
Sveglia ore 6:00, ho il treno alle 6:41, dovrei arrivare alle 8:30 a Bari, giusto in tempo per arrivare al raduno e vedere l’inizio della manifestazione. Arrivo alla stazione e noto con dispiacere che il mio treno farà due ore di ritardo…chiamo il mio collega Francesco Ungolo, con il quale mi sarei dovuto incontrare alla stazione e gli comunico il disguido…ci saremmo rivisti a Bari. Mi tocca quindi prendere il solito treno che arriva a Bari alle 9:15, non tutti i mali vengono per nuocere, mi dico, almeno potrò sfruttare l’appuntamento che la tutor ha dato a tutti e cioè 9:30 alla stazione di Bari…ed invece no! Non riesco a trovare la tutor e così mi tocca chiedere in giro per sapere come arrivare a Punta Perotti. È qui che incontro un altro collega, Giuseppe Strippoli, in compagnia di alcuni suoi amici, insieme troviamo la linea che ci porterà a Punta Perotti, ma non appena salgo sul bus le porte si chiudono e lui rimane tagliato fuori. Durante il tragitto il bus si ferma perché la strada è bloccata, così mi tocca andare a piedi, ma il compito non mi risulta affatto difficile. Rimango sorpreso, infatti, dalla quantità di gente che affluisce in un’unica direzione, persone che indossano magliette, cantano cori e sventolano striscioni, che parlano di mafia e vittime…una voce che esce da alcuni altoparlanti sparsi per tutta la strada e che recita continuamente i nomi delle vittime di mafia mi fa capire che sono vicino. Di fatti poco dopo trovo il raduno, mi ricongiungo al collega Ungolo, quindi incontriamo altri due colleghi: Fabrizio Volpe e Albachiara Re. Purtroppo questi ultimi due ci lasciano subito dopo poiché sono in compagnia di amici, ma l’importante è sapere che il Parlamento c’è! Purtroppo, causa le mille peripezie, sono arrivato un po’ in ritardo, ma abbastanza in orario da sentire alcune testimonianze di scuole partecipanti e le poche parole del presidente Vendola, del sindaco Emiliano e del fondatore dell’associazione “Libera” Don Luigi Ciotti. Finalmente il corteo inizia: 100.000 persone s’incamminano per il percorso prestabilito, striscione dell’arca di pace e stendardi dei comuni della provincia di Bari in testa, mentre gli altoparlanti continuano ripetutamente a recitare i nomi delle vittime di mafia, ricominciando dall’inizio una volta finito l’elenco, come se fosse un cerchio senza fine, e come se volesse dire che una volta che hai a che fare con la mafia non ne esci più.
Io e Francesco facciamo un paio di calcoli e, credendo di non arrivare in tempo all’appuntamento delle 12.45 con gli altri parlamentari, decidiamo di accelerare il passo per arrivare il prima possibile a “Piazza della libertà”.
Ci fermiamo un attimo a guardare l’arca costruita per l’occasione, e alla quale erano attaccati vari legnetti, ognuno riportante il nome di una vittima della mafia. Cerchiamo inutilmente il legnetto del parlamento, ed in questa occasione veniamo anche intervistati da un’inviata di “Canale7”…speriamo di aver fatto capire alla gente quanto sia importante il messaggio di quella giornata e, perché no, anche di aver fatto conoscere di più il parlamento.
In realtà il corteo è arrivato perfettamente in orario così come la nostra tutor ed un altro collega, Stefano d’Amico, cui ci siamo aggregati. Per l’occasione è stato allestito un mega palco con maxi-schermo, visibile da ogni angolo della piazza. Dopo un altro discorso da parte di Don Luigi Ciotti e Nichi Vendola, è toccato stavolta alle testimonianze delle vittima della mafia. Purtroppo non ho potuto assistere fino alla fine causa orario dei treni per il ritorno, mi è dispiaciuto anche non incontrare tutti gli altri parlamentari presenti, poiché tutti isolati gli uni dagli altri, ma forse è meglio così, avremo tante testimonianze diverse….ed ora un po’ di considerazioni finali:
Sono rimasto davvero molto colpito dall’affluenza della gente alla manifestazione, per quello che avevo visto avevo stimato la presenza di circa 50.000 persone e sono rimasto davvero sorpreso quando, una volta tornato a casa, ho constatato che in realtà ne erano il doppio, ma la cosa che colpisce di più non è il numero, ma la provenienza! Le persone arrivavano da ogni città di Italia e anche dai paesi esteri, questo ci fa capire quanto sia provato il problema della mafia. La cosa importante da sottolineare, però, è, a mio avviso, la testimonianza dei parenti delle vittime…le loro sono state parole davvero toccanti e commoventi, ho imparato davvero tanto da loro e la manifestazione in generale è stata molto istruttiva, è stato davvero un peccato non assistere fino alla fine, perché sicuramente lo sarebbe stata ancora di più.








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