E’ la cultura che viaggia in noi o noi che viaggiamo nella cultura?

25 aprile 2010, scritto alle ore 10:58
  stampa:         condividi su: Share on Facebook

Avete mai pensato a quanto sia importante per la vita di un uomo viaggiare?

La prima esperienza di viaggio di un individuo avviene nel corpo di sua madre e viene lasciata lì, ci si porta come souvenir solo lo shock della nascita che va’ ad insediarsi al centro dell’inconscio della nostra mente. Partendo da quest’esempio basilare si può ben capire che ci sono tanti tipi di viaggi: il viaggiare con la mente, con le emozioni, coni racconti scritti per caso su di un foglio di carta; il visitare il proprio paese o gli angoli del proprio continente. E poi c’è il navigare, parola più romantica di “viaggiare” che allude ad una barca, una nave o una zattera che danza nel mare. Il suo romanticismo è uscito inopportunamente anche per quella sorta di meccanismo che conduce il nostro corpo e la nostra mente e trascorrere ore dinanzi alla tecnologia.

“Informazione e coscienza sono cibo per la nostra mente e per le società libere del villaggio globale” scrive Paolino Accolla nell’”intro” del suo articolo: “Internet come diritto umano”; certo, lo sono, là dove il pezzo di pane conquistato col sudore smette di essere importante, la compagnia d’una quercia in un pomeriggio di primavera smette di essere preziosa e la libertà inizia ad essere manipolazione. Ma in fondo poca importanza ha la scelta di quegli arcaici padri di famiglia che continuano a comprare i volumi delle enciclopedie per riempire le proprie librerie di legno antico, perché adesso (1) gestori come Microsoft, Google, Yahoo e Vodafone hanno una nuova esigenza: la Corte dei Diritti di Internet che riconosce l’accesso alla rete come diritto universale dell’uomo, come diritto indispensabile per cui, secondo un’indagine Vodafone, uno su tre è pronto a sacrificare altri diritti. La rete è oggi ritenuta l’infrastruttura della conoscenza per la parte del mondo più avanzata. Ma che cos’è la conoscenza? Cos’è la cultura? Ci sono due dinamiche di viaggio che arrivano all’acquisizione della cultura: o la cultura viaggia dentro noi o noi viaggiamo dentro la cultura.

La semplificazione,la superficialità, la velocità e la medietà sono caratteristiche fondamentali della prima dinamica. E poi si necessita di un computer (o aspirante tale come il palmare). Secondo un’indagine la maggior parte delle persone che accede ad internet lo fa o per leggere e spedire posta elettronica o per consultare motori di ricerca. Il primo è più importante di essi, si chiama Google (2) è stato ideato da Larry Page e Sergey Brin, due studenti dell’università di Stanford. Esso è utile per circumnavigare il globo in quella sorte di vasca da bagno che rappresenta il computer, che riempie le scrivanie dei teen-agers che vivono con una mano sola essendo l’altra perennemente incollata al mouse. Google permette di scrivere una qualsiasi parola sull’icona in alto a destra per accedere a migliaia di siti che la contengono. Nonostante le varie allusioni a campi pornografici, ci sono migliaia di pagine Web inerenti a cultura e sapere. L’itinerario del viaggio culturale è già pianificato, essendo questa consultazione una forma che modifica il sapere a propria immagine; infatti i siti più gettonati sono già selezionati e appaiono per primi nella scala gerarchica del Web. Il valore di un’informazione è dato dal numero dei siti che vengono indirizzati verso di essa e quindi dalle velocità con cui viene travata. La parola “cercare” deriva dal greco “kìrkos”, che vuol dire cerchio, perché rappresenta, appunto, l’atto di girare intorno a qualcosa per esplorarla o riscoprirla. In questo viaggio non c’è più bisogno di entrare nel profondo di questo metaforico cerchi perché la superficie è sostituita alla profondità nel modo in cui la passeggiata è sostituita all’immersione; le informazioni sono essenziali, veloci, sintetiche e quindi comunicabili e accessibili all’umanità intera. In questo primo tragitto è presente anche l’arte, che fa da serva allo “spettacolo dell’apparire” come dimostra l’esperienza (3) di Julia Allison, lanciata dal mensile californiano Wired e ritenuta l’emblema delle nuove dinamiche con cui si conquista la fama. Ella non sa cantare, non sa ballare, né scrivere, né recitare, ma sa utilizzare Internet. E quindi è una star. Sa disegnare col mouse la sua immagine proprio come i nuovi pittori disegnano i loro quadri al Photoshop, modificando fotografie. Il secondo viaggio è “il classico”, quello che passa per i libri di Oscar Wilde, scritti alla luce della abatjour del proprio comodino o per i rullini delle macchine fotografiche usa e getta, comprate dalla bancarella accanto alla Tour Eiffel. Questo itinerario è studiato dinanzi a una mappa geografica, che indica il senso e la permanenza solida e compiuta di un ideale: quello dell’esplorazione fatta con i corpi; della pelle che tocca i petali dei papaveri mediterranei e della voce che arriva alle orecchie dei passanti stranieri. È l’esperienza l’elemento base di questo secondo viaggio, che portale persone a navigare nella cultura. (4) c’è chi dice che il corpo passa anche attraverso lo schermo, personalmente però, continuo a preferire una stretta di mano. Patrizia Dipalma

Nessun commento.

Rispondi








Iscrivitti ai commenti di questo articolo